Madonna di Czestochowa

Quadro Madonna Nera all’interno del Santuario

C’è una terra silenziosa dove ognuno vuol tornare,
una terra, un dolce volto con due segni di violenza.
Sguardo intenso e premuroso che ti chiede di affidare
la tua vita e il tuo mondo in mano a Lei.

Madonna, Madonna Nera,
è dolce esser tuo figlio!
Oh, lascia, Madonna Nera,
ch’io viva vicino a te.

Lei ti calma e rasserena, lei ti libera dal male,
perché sempre ha un cuore grande per ciascuno dei suoi figli.
Lei t’illumina il cammino se le offri un po’ d’amore
se ogni giorno parlerai a lei così:

Madonna, Madonna Nera,
è dolce esser tuo figlio!
Oh, lascia, Madonna Nera,
ch’io viva vicino a te.

Questo mondo in subbuglio cosa all’uomo potrà offrire?
Solo il volto di una madre pace vera può donare.
Nel tuo sguardo noi cerchiamo quel sorriso del Signore
che ridesta un po’ di bene in fondo al cuor.

Madonna, Madonna Nera,
è dolce esser tuo figlio!
Oh, lascia, Madonna Nera,
ch’io viva vicino a te.

Impossibile non restare incantati dal coinvolgimento emotivo che provoca questa canzone già dalle prime note. E lo conoscono bene questo sentimento tutti i parrocchiani di Campofiorenzo che, unendo le voci in un solo coro, si lasciano trasportare da questo dolce canto fin dal profondo del proprio cuore.

È infatti dedicato alla Madonna di Czestochowa il Santuario della Pace consacrato il 13 settembre 1986 dal cardinale Carlo Maria Martini e la cui prima pietra fu posata nel marzo 1985 con la benedizione dell’allora Papa Giovanni Paolo II, molto devoto alla Madonna Nera.

Curiosità

In occasione del pellegrinaggio in Polonia del maggio 1983, il Superiore Generale donò ai parrocchiani una pietra tolta direttamente dal muro del Santuario di Jasna Gora, come “Pietra angolare per edificare la vostra Chiesa”.
La pietra, tuttora visibile al pubblico, è riposta in una teca incastonata nella facciata principale del Santuario, sulla sinistra del portone di ingresso.

Nel Santuario vi è anche un’icona della Madonna di Jasna Gora, che il Santo Giovanni Paolo II donò a tutta la comunità verso la fine degli anni ’80.
Icona giunta a Campofiorenzo dopo un lungo viaggio in elicottero e per la quale la parrocchia, quel giorno, si riunì a festa.
Il sagrato antistante la chiesa è dedicato al Santo e fu proprio lui ad indicare il nome del beato Piergiorgio Frassati a cui intitolare il nuovo oratorio.

La “strana” forma del Santuario rappresenta una grande vela che si gonfia al cielo riempita dal vento di Dio, come recita il ritornello di questa canzone:
Soffierà, soffierà, il vento forte della vita,
soffierà sulle vele e le gonfierà di te.

Nel 1987 è stata anche creata una luminaria a forma di stella con all’interno la rappresentazione stilizzata della Madonna Nera. Un dolce pensiero di un papà, Mario S., per il suo bambino scomparso prematuramente quello stesso anno.
Di questa stella esiste un secondo esemplare che illumina, da allora, la chiesa dei SS. Faustino e Giovita della parrocchia di Maresso durante il periodo natalizio.

Alla sinistra del Santuario è possibile contemplare la Via Crucis, creata dall’artista Virginia Frisoni negli anni ’90. Composta da 14 sculture che rappresentano le stazioni della tradizionale via crucis, è dedicata “Ai martiri della giustizia e indirettamente dalla fede” (Giovanni Paolo II), come recita l’incisione che si trova all’inizio della stessa.

Storia della Madonna Nera

Il dipinto della Madonna ha una storia complessa. La tradizione dice infatti che sia stato realizzato da San Luca su di un legno che formava il tavolo adoperato per la preghiera e per il cibo dalla Sacra Famiglia. L’evangelista avrebbe composto a Gerusalemme due quadri allo scopo di tramandare l’incomparabile bellezza di Maria.
Uno di essi, arrivato in Italia, è tuttora oggetto di culto a Bologna; l’altro, fu dapprima portato a Costantinopoli e deposto in un tempio dall’imperatore Costantino. Successivamente fu donato al principe russo Leone, che prestava servizio nell’esercito romano, il quale trasferì l’inestimabile reliquia in Russia dove, per numerosi miracoli, fu intensamente venerata.
Nel corso della guerra intrapresa da Casimiro il Grande, il quadro fu nascosto nel castello di Beltz e finalmente affidato al principe di Opole. Questi, alla vigilia di una dura battaglia contro le truppe tartare e lituane che assediavano Beltz, aveva invocato la sacra immagine e, dopo la sospirata vittoria, indicò Maria come Madre e Regina.
Si racconta anche che, durante l’assedio, un tartaro ferisse con una freccia il bellissimo volto della Vergine dalla parte destra e che, dopo la sacrilega profanazione, una fittissima nebbia, sorta d’improvviso, mettesse in difficoltà gli assedianti. Il principe, allora, approfittando del momento favorevole, si gettò con le truppe contro il nemico e lo sconfisse.

Altri documenti assicurano che, terminata l’amministrazione del principe Ladislao nella Russia, il quadro fu caricato su di un carro con l’intenzione di portarlo nella Slesia ma, tra lo stupore di tutti, i cavalli, pur ripetutamente sferzati, non si muovevano. Il principe ordinò allora di attaccarne di nuovi, senza però ottenere alcun risultato.
Sconvolto, si inginocchiò a terra e promise di trasferire la venerata effigie sul colle di Czestochowa, nella piccola chiesa di legno. In seguito egli avrebbe innalzato una basilica nel medesimo luogo ad onore di Dio onnipotente, della Vergine Maria e di tutti i Santi e, contemporaneamente realizzato un convento per i frati eremiti dell’Ordine di San Paolo.

Ma le vicissitudini della Madonna Nera non erano ancora finite.
Nel 1430 alcuni seguaci dell’eretico Giovanni Hus, provenienti dai confini della Boemia e Moravia, sotto la guida dell’ucraino Federico Ostrogki, attaccarono e predarono il convento. Il quadro fu strappato dall’altare e portato fuori dinanzi alla cappella, tagliato con la sciabola in più parti e la sacra icona trapassata da una spada.
Gravemente danneggiato, fu perciò trasferito nella sede municipale di Cracovia e affidato alla custodia del Consiglio della città; dopo un accurato esame, il dipinto venne sottoposto ad un intervento del tutto eccezionale per quei tempi, in cui l’arte del restauro era ancora agli inizi.
Ecco allora come si spiega che ancora oggi siano visibili nel quadro della Madonna Nera gli sfregi arrecati al volto della Santa Vergine.

Secondo i critici d’arte il Quadro di Jasna Gòra sarebbe stato in origine un’icona bizantina, del genere Odigitria, “Colei che indica e guida lungo la strada”, databile tra il VI e il IX secolo.
Dipinta su una tavola di legno, raffigura il busto della Vergine con Gesù in braccio. Il volto di Maria domina tutto il quadro, con l’effetto che chi lo guarda si trova immerso nello sguardo di Maria: egli guarda Maria che, a sua volta, lo guarda. Anche il volto del Bambino è rivolto al pellegrino, ma non il suo sguardo, che risulta in qualche modo fisso altrove. I due volti hanno un’espressione seria, pensierosa, che dà anche il tono emotivo a tutto il quadro. La guancia destra della Madonna è segnata da due sfregi paralleli e da un terzo che li attraversa; il collo presenta altre sei scalfitture, due delle quali visibili, quattro appena percettibili.
Gesù, vestito di una tunica scarlatta, riposa sul braccio sinistro della Madre. La mano sinistra tiene il libro, la destra è sollevata in gesto di sovranità e benedizione. La mano destra della Madonna sembra indicare il Bambino. Sulla fronte di Maria è raffigurata una stella a sei punte. Attorno ai volti della Madonna e di Gesù risaltano le aureole, la cui luminosità contrasta con l’incarnato dei loro visi.
(fonte cenni storici Madonna Nera: http://www.santiebeati.it/dettaglio/91095)

 

Preghiera alla Madonna Nera

O vergine Madre,
o volto solcato da profonda mestizia.
Vergine, vestita di regale bellezza.
Vergine che offre Colui che è principio
e Senso e Meta del nostro vagare.
Vergine silenziosa che accogli, muta e orante,
l’onda sconfinata dei nostri bisogni.
Vergine di quella Pace che i cuori
vorrebbero e non sanno trovare.
Vergine, che ci hai ascoltato.
Vergine, fonte delle nostre
consolazioni di figli erranti.
Vergine, nostalgia materna di una casa
in cui sospiriamo in queste notti di esilio.
Vergine, Speranza certa del nostro approdo
ai lidi di Dio …a te ricorriamo.
Sii sempre con noi, vicina, sorella e madre.
Genera ancora per noi il Cristo
e generaci a Lui. E compi, con la tua
materna intercessione, i nostri voti di bene.
Amen

G.S.

©2017

 

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