Giorni della ghirlanda

I miei genitori mi raccontavano sempre che quando erano bambini non esistevano le previsioni meteo come oggi e per sapere come sarebbe stato il tempo durante l’anno si prestava particolare attenzione ai “giorni della ghirlanda”. Dal 1° al 24 di gennaio si segnava sul calendario com’era stata la giornata (sole, pioggia, ecc..), si traevano conclusioni su come sarebbe andata l’intera annata e, di conseguenza, si organizzavano il raccolto e la semina.

Ma come funzionano?

I giorni della ghirlanda sono un metodo empirico dei vecchi contadini per fare le previsioni stagionali del tempo che farà, non c’è niente di scientifico, eppure loro sostengono che nella maggior parte dei casi si ha un riscontro positivo con la realtà.

Secondo la credenza popolare dei contadini delle zone, il tempo (meteo) che farà nell’anno rispecchierà quello che si è verificato nei giorni della ghirlanda: dal 1° al 12 di gennaio, le diritte, e dal 13 al 24 gennaio, le rovesce.

Le diritte rappresentano la prima parte del mese, le rovesce la seconda metà. Poi si effettua una specie di media tra le due fasi per avere una previsione meteo dell’intero mese. L’interpretazione dei fenomeni è la parte più importante.

Oggi sembra solo superstizione popolare ma non ci costa nulla provare e, se dovessimo dar ragione ai nostri avi, potremmo addirittura recuperare questi antichi metodi, onorando la tradizione popolare!

Cercare di prevedere il tempo che farà è una delle occupazioni umane più diffuse e tanti sono i proverbi sorti dall’osservazione dei fenomeni atmosferici.

Ad esempio, i lombardi, vedendo la nebbia al mattino, si rallegrano dicendo: “Nebia basa bel temp la lasa”, mentre i siciliani se la vedono non esultano e ribattono: “Doppu ‘a neglia veni la figlia”, dopo la nebbia viene sua figlia, ossia la pioggia, figlia delle nuvole.

Quando i veneti sentono la pelle delle mani secca, annunciano: “Man arse, vol piover” e se i calabresi vedono lampi in cielo dicono: “Quanno lampa scampa: quannu trona chiove”, ossia i soli lampi annunciano il sereno, mentre il sentir tuonare assicura la pioggia.

I marinai marchigiani, guardando il cielo di notte, dicono: “Stelle fute pioe sopra, stelle rade pioe londane”, stelle fitte pioverà vicino, stelle rade pioverà lontano, mentre gli istriani sono certi che: “Quando spuzza la sentina l’acqua, amighi, s’avizina”, cioè quando le acque di scolo raccolte nella sentina delle barche cominciano a puzzare, significa che ben presto pioverà.

I contadini piemontesi, invece, dicono: “Cita pieuva a fa chité gran vent”, la piccola pioggia fa cessare un forte vento.

G.S.

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